Anche a Legoland risparmiano sulle traduzioni. Perché?

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Anche a Legoland risparmiano sulle traduzioni. Perché?

Lo scorso 16 agosto ho visitato in famiglia il parco di divertimenti di Legoland Deutschland, nella zona di Günzburg, in Germania. Di per sé questo fatto non dovrebbe rivestire alcun interesse né per la mia azienda, né per i quattro lettori di questo blog. Tuttavia, mentre passeggiavo all’interno dell’attrazione Lego Factory (dove si spiega il processo di produzione dei mattoncini LEGO®), arrivato nella zona in cui è possibile acquistare pezzi sfusi a peso, ho notato che la traduzione italiana di un avviso era stata sicuramente scritta da qualcuno che non sa l’italiano (come si vede nell’immagine che accompagna questo articolo).

Come professionisti, siamo abituati ad accorgerci immediatamente degli errori di traduzione che campeggiano nei posti più svariati e, onestamente, ormai ci abbiamo fatto quasi il callo. Tuttavia, sorprende scoprirne uno in un luogo dove regna l’attenzione massima per i dettagli, soprattutto da parte di un’azienda colossale che ha fatto della precisione uno dei suoi cavalli di battaglia. Il gruppo LEGO fattura più di 3,8 miliardi di euro all’anno, con un utile netto del 15% e oltre 12 000 dipendenti. Com’è possibile che nessuno abbia avuto la saggezza di chiedere la traduzione, non dico a un professionista, ma almeno a un madrelingua? C’è dire che l’errore è solo parzialmente imputabile a LEGO, in quanto il parco è gestito dal gruppo Merlin Entertainments, specializzato nella creazione e gestione di parchi di divertimenti. Stiamo comunque parlando di un altro gigante, che fattura oltre un miliardo di sterline e che possiede o gestisce 110 parchi in 23 paesi del mondo.

È chiaro che un cartello come quello del negozio LEGO è solo un minuscolo dettaglio all’interno di una macchina molto complessa. Nonostante tutto, il messaggio mal tradotto arriva ai visitatori (per chi non sapesse il tedesco, si chiede semplicemente di mettere i pezzi sfusi in un sacchetto diverso da quello usato per le minifigures, dato che hanno prezzi diversi), per cui resta soltanto un aneddoto per far discutere noi traduttori. Vero, ma rimangono anche lo stupore e l’amarezza per la scarsa considerazione data alla lingua. E voi, che ne pensate?

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