Confessioni di una fansubber

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Confessioni di una fansubber

Il fansubbing è un argomento piuttosto controverso. Molti traduttori professionisti vedono nei fansubber degli acerrimi nemici; altri si domandano perché mai la gente si metta a tradurre gratuitamente (e spesso anche male, sostengono), scombinando un mercato già precario; altri ancora, invece, non si interessano alla questione. Ma in effetti, chi sono i fansubber? Perché traducono gratis? Risponderò a queste due domande dal mio punto di vista e basandomi sulla mia esperienza personale. Ebbene sì: anche io sono una fansubber.

Per me, tutto è cominciato a giugno 2009: seguivo alcune serie tv straniere grazie ai sottotitoli di Italiansubs.net da qualche mese, e mi era venuta voglia di mettermi in gioco, di vedere se ne ero capace anch’io. La conoscenza delle lingue non mi mancava, e da qualche anno traducevo manga dall’inglese all’italiano – anche lì, per puro hobby e per puro caso – quindi avevo già cominciato ad avvicinarmi al mondo della traduzione. Feci i test per tradurre dall’inglese e dallo spagnolo. Li superai entrambi, ma poi negli anni successivi ho sempre tradotto solo dall’inglese, perché tra le proposte in spagnolo non c’era niente che mi interessasse. Nell’estate del 2009 mi iscrissi a 6 gruppi di traduzione in contemporanea: beata ignoranza! Non avevo idea di quanto tempo occorresse per tradurre e sottotitolare: dai 90 ai 180 minuti per tradurne 5 di episodio! Il fansubbing per me era questo: ore e ore passate a macinare vocaboli, a cercare la corrispondenza perfetta, a dannarmi l’anima per rispettare i criteri di traduzione (limite di caratteri e di riga per battuta, tempi concessi per ogni battuta, e così via). Davvero, si possono imputare ai fansubber molti difetti, ma non quello di tradurre superficialmente e alla buona. Certo, l’errore capita a tutti, e alcuni orrori hanno provocato piccoli infarti anche a me. Ma se capita nel mondo dei professionisti, come potrebbe mai non capitare in un lavoro amatoriale?

Si possono imputare ai fansubber molti difetti, ma non quello di tradurre superficialmente

L’organizzazione del flusso di lavoro è questa: i revisori propongono le serie TV, i film e i documentari da tradurre. Per essere tradotta, una serie TV/film/documentario ha bisogno di uno o più revisori, e dai quattro agli otto traduttori (a volte di più, nel caso dei film). Per ogni puntata/traduzione il revisore crea un topic apposito nel forum. Quando si dà la propria disponibilità per una serie, solitamente si traducono tutti gli episodi, ma ovviamente ci sono sempre gli imprevisti da considerare – è pur sempre un hobby – perciò ogni volta chi vuole dare la propria disponibilità per tradurre quel singolo episodio si iscrive al topic di traduzione. Poi si prende il file con i sottotitoli in lingua originale (se c’è, ma per fortuna di solito è così), si suddividono le battute per il numero di traduttori e si fissa una data di consegna. Si va dalle poche ore per le serie più seguite a pochi giorni, fino a un massimo di una settimana (per film e documentari c’è più elasticità). Se non ci sono abbastanza traduttori, si inviano messaggi a tutti i traduttori del forum per chiedere una mano. Nel peggiore dei casi, se ci sono delle parti scoperte qualche traduttore ne fa più di una, oppure le traduce il revisore stesso. Ogni traduttore deve tradurre e sincronizzare la battuta con l’audio. Una volta che tutte le traduzioni sono state consegnate, il revisore le accorpa, le controlla, le modifica dove ritiene opportuno e poi carica il file con la traduzione completa sul sito. Naturalmente ci sono anche delle eccezioni, ma in linea generale funziona così.

Per me, le serie più difficili da tradurre sono quelle in cui gli attori spesso e volentieri parlano l’uno sopra l’altro, o usano molte abbreviazioni: insomma, tutte quelle situazioni in cui bisogna stringare la traduzione fino a meno dell’osso per poterla sincronizzare con il parlato. In effetti, una delle critiche più aspre che ho sentito rivolgere ai fansubber è che abituano lo spettatore a sottotitoli che non rispettano i canoni professionali: sono più lunghi perché riportano la traduzione di quasi tutte le parole pronunciate dall’attore, e sono di conseguenza più veloci di quelli professionali – anche se il programma di videosottotitolatura riconosce quelli troppo veloci per essere letti e li segnala, così come quelli troppo lenti.

Ogni traduttore di Italiansubs ha le proprie ragioni per realizzare sottotitoli amatoriali. Alcuni lo fanno perché magari stanno studiando Giurisprudenza o Medicina e si segnano per tradurre legal o medical drama. In ogni caso, c’è sempre dietro una passione per le lingue e per le serie TV. Non si deve, però, pensare che i fansubber siano tutti studenti o traduttori alle prime armi: molti di loro hanno gli anni di studio ormai alle spalle, e nella vita fanno tutt’altro. Per loro è un hobby come un altro, non diverso dallo sfornare torte ogni domenica senza ambire a diventare pasticceri professionisti. Alcuni, come me, hanno fatto della traduzione il proprio mestiere o sognano di farlo, ma siamo la minoranza.

Ogni traduttore ha le proprie ragioni per realizzare sottotitoli amatoriali

Ci sono diverse cose che mi hanno spinto a continuare con questo hobby negli anni: prima di tutto, mi piace – e mi fa anche un po’ disperare – dover risolvere i giochi di parole. Adoro le sfide linguistiche, e mi impegno sempre il più possibile per risolverle nel modo migliore. Interessante è anche vedere se poi il revisore accetterà la tua versione, o se la cambierà, e in quel caso: come l’ha cambiata? Perché? Grazie a questo continuo confrontarmi con le parole e con altri traduttori, ho imparato molto e ritengo di essere migliorata come traduttrice. Mi piace anche l’idea di far parte di un gruppo, una comunità. Al momento, ho dovuto rallentare molto il mio impegno su questo fronte: riesco a dedicargli una manciata di ore ogni tre mesi o giù di lì, quando gli astri si allineano e ho il vento in poppa.

Dal punto di vista lavorativo, come molti altri traduttori sono approdata a questo settore dopo essere passata per tutt’altro. Dopo la laurea ho svolto uno stage presso una ONG e praticamente non ho fatto altro che tradurre per sei mesi. All’epoca traducevo già per hobby, ma per qualche motivo non avevo mai pensato alla possibilità di farlo per lavoro. Poi, un anno e mezzo dopo la fine di quello stage, un mio amico mi disse che si sarebbe iscritto a un corso professionale per traduttori letterari. Decisi di frequentarlo anch’io, e capii che tradurre poteva essere di gran lunga più di un hobby per me. In seguito ho frequentato altri corsi e seminari on line, ho partecipato alle Giornate della Traduzione Letteraria del 2012 e alla Giornata del Traduttore del 2015. Ho avuto qualche esperienza lavorativa nel settore (tutte diverse), e ho anche fatto da traduttrice volontaria per quasi un anno per una ONG e per Agenzia Stampa InfoPal. Poi sono rimasta incinta e ho messo in pausa tutto il resto. Ora che mio figlio è un po’ più grande, sento di potermi rimettere in gioco, così a gennaio scorso ho aperto la partita IVA e un mio sito (www.traduzioniquadrifoglio.it; è ancora in costruzione). Adesso devo solo trovare quei clienti, là fuori nel mondo, che hanno bisogno proprio di me.

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