Professori, professorini, perfettini e grammarnazi

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Professori, professorini, perfettini e grammarnazi Foto di Angela Stelli

Resoconto sintetico del convegno pisano “Italiano Corretto 2017” dedicato allo stato di salute della nostra lingua.

In data 12 e 13 maggio ho assistito a Pisa, presso l’Hotel Duomo, alla seconda edizione del convegno “Italiano Corretto - Due giorni di incontri sull’italiano che cambia”, organizzata da STL Formazione e doppioverso, con la collaborazione anche di Qabiria. Si tratta di un evento rivolto a studenti, professori, linguisti, giornalisti, storici della lingua e professionisti del settore della traduzione, che, infatti, costituivano il grosso del pubblico. Erano presenti anche alcuni esponenti delle associazioni italiane di traduttori e interpreti. Eterogenei anche i profili di coloro che hanno tenuto gli interventi. Per questo è stato possibile analizzare una molteplicità di sfaccettature che altrimenti non sarebbero state considerate.

Un’altra componente a mio avviso fondamentale della conferenza è stata il networking. Sia in sala, sia nelle pause caffè, i relatori sono stati molto disponibili ad approfondire le prospettive proposte dal pubblico, che hanno sollevato questioni e considerazioni inaspettate. Ne sono scaturiti avvincenti dibattiti, a volte anche un po’ accesi, che hanno vivacizzato argomenti solo apparentemente “freddi”. Si è visto che quando si parla di lingua tutti prendono molto sul serio la discussione.

Prima del convegno vero e proprio si sono svolti due laboratori e un seminario. Il primo è stato tenuto di venerdì mattina da Luisa Carrada, la nota autrice del blog Il mestiere di scrivere, che ha illustrato le tecniche più efficaci per scrivere un blog post che si faccia notare e ricordare. L’intervento, intitolato “Anatomia di un blog post efficace”, è stato accattivante e dinamico. Sono state evidenziate le norme fondamentali della scrittura digitale, condite con preziosi consigli frutto dell’esperienza personale dell’autrice. Il laboratorio ha messo in evidenza le componenti più originali e interessanti relative alla scrittura di un blog post, riuscendo a conciliare due mondi all’apparenza molto distanti: la scrittura digitale sintetica ed efficace e “l’italiano corretto”.

Il pomeriggio è stato altrettanto ricco di spunti di riflessione. Il seminario “Grammatiche senza regole” tenuto da Andrea De Benedetti, autore de La situazione è grammatica (Einaudi 2015), ha evidenziato aspetti della grammatica che rifuggono dalle regole convenzionali “scolastiche” che spesso concepiamo come verità assolute. De Benedetti è stato capace di dimostrare come spesso la grammatica normativa sia ingannevole e possa indurre in errore e come spesso venga smentita da altri tipi di approcci, come la grammatica delle valenze, quella dei casi profondi e la pragmatica. Non sempre la realtà corrisponde alle macrocategorie create dalla norma, a volte l’elemento determinante è un altro. Basta semplicemente cambiare prospettiva.

Dopo un pranzo abbondante e appetitoso, si è tenuto il secondo intervento, con la storica della lingua italiana ed editor Mariarosa Bricchi, che si è focalizzato sull’utilità dei vocabolari e sulla loro classificazione. Non solo, il seminario dal titolo “Vocabolari, il mondo letto attraverso le parole” ha avuto come obiettivo la comprensione della versatilità dei dizionari e della quantità di necessità a cui possono rispondere. In effetti, i dizionari non servono soltanto a definire l’etimologia, il significato o i sinonimi delle parole ma ne determinano anche la “morte”, possedendo tuttavia la capacità di farle “resuscitare” attraverso il loro reinserimento nei dizionari dell’uso. La seconda parte del laboratorio ha avuto invece un approccio più interattivo, con un coinvolgimento diretto del pubblico, che ha fornito alcuni spunti di riflessione comuni.

Durante la serata al Cinema Teatro Lux di venerdì, Vera Gheno e Bruno Mastroianni hanno tenuto un’accattivante e scherzosa disputa su come “come discutere su questioni di lingua, e non solo, senza staccarsi la testa a vicenda”. Il dibattito di natura teatrale, intitolato “Sei il mio Typo”, ha ripercorso una serie di aspetti della vita sui social, che danno voce a quella famosa categoria che Enrico Mentana ha definisce “webeti” e che Umberto Eco più semplicemente chiama “imbecilli”. Sono stati citati una serie di divertenti esempi reali di persone che discutono di lingua, con convinzioni linguistiche evidentemente erronee, che non ammetterebbero l’errore neppure di fronte allo stesso Manzoni. Peggio dell’ignoranza vi è solo la presunzione. La serata si è conclusa in maniera piacevole, con la volontà di trasmettere l’idea che non sempre è necessario essere “grammarnazi” e non sempre gli utenti esperti della lingua, come i traduttori, possono o devono avere la presunzione di possedere verità assolute.

Il convegno vero e proprio si è svolto durante la giornata di sabato, con presentazioni di circa 40 minuti ciascuna. Il primo intervento è stato “Italiano lingua (semi)viva. Lo stato presente e il futuro prossimo venturo” di Massimo Arcangeli; seguito da “Il destino di una traduzione” di Ilaria Piperno e da “L’italiano è ammalato (non grave) di congiuntivite di Mariarosa Bricchi. Tre brevi interventi seguiti da un ciclo di dibattiti.

Dopo pranzo, la giornata si è conclusa con gli interventi “Le liste: il più antico genere testuale furoreggia sul web” di Luisa Carrada, “Linguisti per caso” di Stefano Bartezzaghi; “L’italiano scorretto delle traduzioni” di Federica Aceto e “La Crusca irRetita: strumenti digitali a confronto con l’evoluzione della norma linguistica” di Vera Gheno. Tutti questi interventi sono stati avvincenti e hanno offerto spunti stimolanti ai presenti, soprattutto nel caso di Federica Aceto, che ha sintetizzato alla perfezione lo spirito dell’intera conferenza.

Durante questi giorni sono stati toccati argomenti differenti, sebbene vi sia stato un filo rosso, la comprensione di quanto e fino a che punto effettivamente la norma possa sovrastare l’uso quotidiano della lingua. Ecco la questione principale oggetto del dibattito: qual è il momento in cui un errore non è più tale? Quando viene accettato dalla norma o quando viene utilizzato dai parlanti in maniera diffusa? La differenza è piuttosto sottile. Tuttavia, è stata proprio quest’invisibile area ideale che separa la norma dai parlanti il vero oggetto del dibattito e il centro d’interesse, che secondo me ha contribuito alla riuscita del convegno.

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