Vedo gente. Faccio cose. Localizzo siti.

Vedo gente. Faccio cose. Localizzo siti.

Uno sguardo disincantato sulla localizzazione web, il processo di traduzione e adattamento di siti internet.

L’obiettivo di questo articolo è quello di demistificare la cosiddetta localizzazione web, intesa come il processo di traduzione e adattamento di un sito internet, inserito nel contesto dell’internazionalizzazione di un’attività. Dico demistificare, perché parto dal presupposto che per alcuni traduttori, ma anche per qualche committente, la localizzazione di siti web sia un processo complessissimo e misterioso, in cui i localizzatori sembrano profili altamente specializzati richiestissimi e strapagati. La realtà non è questa, almeno non per la maggioranza di chi svolge questo lavoro.

Anticipo le conclusioni, per chi ha fretta:

  • La localizzazione web è noiosa. Ripetitiva. Spesso poco creativa.
  • Il paradosso è che, pur essendo un’attività ripetitiva, non ci sono due siti uguali. Bisogna cominciare sempre da capo.
  • Infine, i problemi di localizzazione scorrono a cascata fino all’ultimo anello della catena di approvvigionamento. Chi si trova in quella posizione (cioè il localizzatore/adattatore) farebbe bene ad attrezzarsi.

Prima di addentrarci nella questione, ripassiamo alcuni concetti fondamentali. La localizzazione è un processo che può essere rappresentato come il vertice di una piramide rovesciata divisa in tre fasce: nella fascia superiore si trova la globalizzazione, che si estrinseca nell’internazionalizzazione, da cui a sua volta deriva la localizzazione.

 

 Globalization-Internationalization-Localization

Per “globalizzazione” s’intende l’espansione delle strategie di marketing di un’organizzazione allo scopo di soddisfare i requisiti di una certa zona geografica. È una diretta conseguenza della strategia generale di marketing, che - per determinate ragioni, solitamente conquistare più mercato - decide di offrire i propri prodotti o servizi in una regione diversa da quella di origine. Per semplificare, è la fase della riflessione e della pianificazione, quella in cui si prende la decisione di affrontare un certo mercato estero (o più d’uno) e si delinea come attuare questa decisione.

Una volta presa questa decisione, bisogna adeguare la progettazione e lo sviluppo dei prodotti e dei servizi in modo che sia possibile adattarli facilmente ai diversi mercati ai quali sono rivolti, che è la definizione di “internazionalizzazione”. Un esempio banale ma molto significativo è quello dell’alimentatore del computer. A un certo punto qualcuno decise di separare il cavo di alimentazione del computer dalla scatola dell’alimentatore. In questo modo quando si cambia paese, e quindi quando cambiano le prese della corrente, non è necessario usare un alimentatore diverso: basta cambiare la parte di cavo che va dall’alimentatore alla presa. Ecco, questo è chiaramente il risultato di un processo di internazionalizzazione del prodotto “alimentatore”.

cavo alimentatore pc

Se a livello di progettazione abbiamo predisposto i nostri prodotti, servizi o documenti in modo da poter essere facilmente adattati, alla fine possiamo procedere alla loro “localizzazione”, che non è altro che l’adattamento per un certo pubblico di un prodotto creato per una cultura diversa.

Questo adattamento non finisce con la traduzione, anzi. Nel caso dei siti web può significare il rifacimento di buona parte del sito stesso, ad esempio quando è necessario sostituire tutta la parte iconografica per adattarla alle convenzioni, ai gusti e alle mode di un certo paese, oppure riscrivere tutta la parte di checkout per adeguarla alle abitudini e ai sistemi di acquisto locali. Un altro aspetto importantissimo è la traduzione delle parole chiave, ovvero ragionare in termini di SEO multilingue, cioè ottimizzare il sito per i motori di ricerca considerando tutti i paesi di destinazione.

Dicevamo, la localizzazione web è noiosa. Ripetitiva. In molti casi poco creativa. Non servono i talenti di Cesare Pavese per affrontarla. Ne servono altri, ovviamente. Ma da un punto di vista linguistico, il grosso del lavoro consiste nel tradurre testi molto simili fra loro, come le condizioni contrattuali, le informative sulla privacy o tutta la parte relativa al profilo degli utenti. Dopo tutto, queste sono parti integranti di qualsiasi sito e spesso ne rappresentano i testi più lunghi. Molto spesso il localizzatore deve tradurre e adattare elenchi decontestualizzati di stringhe che costituiscono l’interfaccia del sito o i messaggi di sistema (penso di aver tradotto “Forgot your password” almeno un migliaio di volte negli ultimi dieci anni). A volte il webmaster, pensando di farci cosa gradita, ci fornisce i testi in rigoroso ordine alfabetico, senza sapere che in questo modo viene a mancare anche quel minimo contesto che ricaviamo quando invece ci vengono fornite le stringhe raggruppate per sezioni o funzioni.

ordine alfabetico

In alcuni casi i traduttori sono obbligati a lavorare direttamente nel back-end del sistema di creazione del sito, in un ambiente privo di tutte quelle caratteristiche che facilitano la traduzione. Mancano cioè l’integrazione con i glossari, il database dei testi già tradotti, gli strumenti di ricerca, il correttore ortografico e grammaticale, e tutte quelle funzioni che si trovano comunemente nei programmi di traduzione assistita. È difficile convincere i committenti che il workflow andrebbe modificato per mettere i traduttori nelle condizioni di lavorare al meglio. Forse dovremmo presentare i risultati di un nostro calcolo interno, che dicono che quando traduciamo con uno strumento online non progettato per la traduzione siamo più lenti anche del 30%.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la conoscenza dei vari formati di file. I progetti web possono essere costituiti da file di diverso genere: file di testo, file HTML, PHP, PO, XML, dump di database, etc. Il buon localizzatore dovrebbe saper riconoscere ed elaborare nel modo corretto ciascun tipo, identificando le parti effettivamente da tradurre e isolando il codice, le marche di formato ed eventuali variabili o segnaposto.

Se un localizzatore non è specializzato soltanto in un dato settore, ma si specializza proprio come localizzatore web, come nel nostro caso, la monotonia per così dire “intrinseca” viene bilanciata dalla varietà degli argomenti trattati. Dato che i siti spaziano lungo ogni campo dello scibile, a volte si ricevono incarichi molto interessanti, in cui si affrontano argomenti che - finalmente - ci mettono alla prova non solo da un punto di vista tecnico, e che ci danno l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo. Spesso sui siti web, soprattutto delle start-up, appaiono le ultime novità, i contenuti più freschi e quindi - come traduttori - siamo fra i primi a sapere le cose.

Ci si potrebbe chiedere allora: se l’aspetto linguistico non è rilevante, quali aspetti lo sono? È presto detto:

  • la tempestività;
  • il rispetto del codice sorgente, dei tag e della struttura dei file;
  • l’adattamento dei contenuti alla cultura di arrivo;
  • il rispetto delle istruzioni.

Andiamo con ordine. Innanzi tutto, quando si vuole scendere su un mercato estero, prima sono pronti i contenuti in lingua, meglio è, perché per qualche motivo la traduzione arriva sempre per ultima. Il traduttore è dunque quasi sempre sottoposto a forte pressione. Non che questa sia una novità, ma nell’ambito della localizzazione web è quasi la norma.

Oltre a questo, il localizzatore deve rispettare del tutto il formato e il codice dei file originali, sia quando lavora online (perché non tutti i sistemi bloccano il codice sorgente in modo perfetto), sia se lavora offline. È sua responsabilità avvisare il cliente quando si imbatte in segnaposto che rendono la traduzione impossibile. Una stringa ricorrente che esemplifica questo problema è “’s account” da tradurre a sé stante. In questo caso anziché azzardare una traduzione che non funzionerà nel contesto di arrivo, è doveroso avvisare il committente chiedendogli di modificare il file originale.

Sulla necessità di adattare tutti i contenuti alla cultura di arrivo non vale la pena soffermarsi più di tanto, perché dovrebbe essere ovvio. Alcuni elementi sono facili da adattare, per esempio i numeri di telefono, gli eventuali esempi (“Mario Rossi” al posto di “John Doe”), i link, le unità di misura, i separatori dei decimali e delle migliaia, ecc., sempre seguendo le indicazioni del cliente. Altri adattamenti sono molto più complicati, perché potrebbero implicare uno stravolgimento del sito.

Ecco, se c’è un punto critico è proprio questo: rispettare le istruzioni. Sembrerebbe un commento lapalissiano, ma innanzi tutto dovremmo leggerle. In un mondo in cui nessuno legge mai niente, cerchiamo di rappresentare un’eccezione alla norma, anche quando i committenti esagerano e inviano plichi di venti pagine per tradurne una.

Il paradosso, dicevo, è che pur essendo un’attività ripetitiva, l’allestimento di un sito multilingue è quasi sempre un’operazione non ripetibile, perché non ci sono due siti esattamente uguali. I siti sfuggono a qualsiasi tentativo di classificazione. La tipologia di siti web è talmente vasta che persino due siti simili costruiti con la stessa tecnologia possono essere tradotti in modi diversi. Prendiamo un CMS, un sistema di gestione dei contenuti, uno relativamente semplice e diffuso come Joomla: ebbene, un sito costruito con Joomla può essere internazionalizzato con una mezza dozzina di estensioni diverse, o anche senza componenti aggiuntivi, tanto per dire. In pochi anni siamo passati dai siti statici (il buon HTML, un insieme limitato a soli 100 tag, che tuttavia risulta ancora ignoto a moltissimi traduttori...) a quelli dinamici e alle applicazioni web sempre più complesse. Senza contare che adesso navighiamo su internet attraverso molti più dispositivi rispetto al passato e questo pone ulteriori problemi.

Quindi non ci sono ricette? Esistono alcune pratiche consigliate, ma i committenti non sempre le conoscono, anche perché si affidano ai loro programmatori o ad agenzie esterne di web design, che possono avere o non avere competenze specifiche di internazionalizzazione di siti. Qui spetta al bravo localizzatore dimostrare di essere più di un mero traduttore-adattatore. Dovrebbe svolgere il ruolo di consulente, aiutando le aziende a lanciare sui mercati esteri i loro siti. Forte delle sue competenze tecniche e anche di quelle linguistiche dovrebbe essere in grado di dialogare a tu per tu con i country manager, i webmaster, i designer e i programmatori.

Come ci si prepara dunque? In un ambito tanto variegato quanto quello di internet, con siti che spaziano da semplici (per così dire) blog a vere e proprie applicazioni online, sembrerebbe impossibile riuscire a tenere il passo. Tuttavia, c'è una strada percorribile, che passa attraverso l'acquisizione di solide basi, incominciando dai rudimenti dello sviluppo web, HMTL, CSS, quindi XML, capire come funzionano i database relazionali, conoscere a fondo i CMS più diffusi, come WordPress, Joomla, Drupal e Magento, magari imparare un po’ di PHP, conoscere le espressioni regolari e via dicendo, imparando da ogni lavoro, in modo da poter mettere a disposizione dei clienti il proprio know-how, basato sulle proprie storie di successo precedenti.

Ci resta da affrontare l’ultimo punto, non meno importante: il fatto che il localizzatore, per incapacità o mancanza di volontà di chi viene prima lui, si trova spesso a risolvere problemi ereditati. Purtroppo è insito nel fatto di essere gli ultimi della filiera produttiva. La maggioranza di questi problemi sono di solito di natura tecnica e quindi non posso che insistere ancora sull’importanza di formarsi adeguatamente. Come nel caso del personaggio qui raffigurato, non servono superpoteri, ma allenamento costante, una certa curiosità nei confronti della tecnologia e una moderata propensione per il rischio, nonché la capacità di stringere i giusti legami con le persone giuste, perché ci sarà sempre un ostacolo che non potremo scavalcare da soli.

batman

Soltanto se siamo equipaggiati di tutto punto possiamo sentirci pronti per ricoprire il ruolo del localizzatore-consulente. Solo se siamo preparati e aggiornati, possiamo proporre soluzioni accettabili che facilitino la vita nostra e quella del committente. La localizzazione potrà anche essere un gioco noioso, ma è un gioco in cui non c’è spazio per i bluff.

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