Come tradurre un corso di Moodle

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Come tradurre un corso di Moodle

Questo articolo illustra una possibile procedura per tradurre il contenuto di un corso sviluppato in Moodle, il sistema LMS (Learning Management System) open source. Moodle non ha funzioni predefinite per tradurre i contenuti dei corsi, anche se la sua interfaccia è disponibile in oltre 100 lingue. La soluzione qui proposta si può riassumere nei seguenti 5 passaggi:

  1. esportare il corso mediante la funzione di backup di Moodle;
  2. convertire il contenuto pertinente in XLIFF;
  3. tradurre questi XLIFF al di fuori di Moodle;
  4. riconvertire gli XLIFF in XML;
  5. ripristinare il pacchetto tradotto come un nuovo corso.

Al fine di tradurre completamente un corso Moodle, è necessario tradurre diversi elementi:

  1. interfaccia;
  2. messaggi di sistema;
  3. contenuto del corso;
  4. file (immagini, video, documenti allegati, ecc.)

L’interfaccia, i messaggi di sistema e tutte le altre stringhe del programma sono inclusi nei Language Pack, attualmente disponibili in oltre 100 lingue; se si desidera che il corso sia in una lingua specifica, il primo passo è scaricare il pacchetto corrispondente. Chi non ha familiarità con questo procedimento può consultare https://docs.moodle.org/34/en/Language_FAQ.

A tutti i file caricati in un corso di Moodle (dalla versione 2.0) viene assegnato un determinato hash SHA1, che viene utilizzato come base per salvare il file. Senza entrare in ulteriori dettagli tecnici, questo metodo ha diversi vantaggi, ma rende anche più difficile leggere e modificare i file esaminando la directory in cui sono stati salvati. Il nostro suggerimento è quello di scaricare i file da tradurre da dentro Moodle, tradurli offline seguendo il flusso di lavoro consueto e infine ricaricare i file tradotti in Moodle una volta che è stato tradotto il resto dei contenuti.

L’ultimo elemento è costituito dai contenuti veri e propri del corso: Moodle non fornisce (ancora) un modo per tradurre i corsi. Fino a quando Moodle non offrirà una funzionalità pensata per questo scopo, la soluzione che proponiamo sfrutta i file XML esportati a scopo di backup, che possono essere convertiti in XLIFF attraverso Okapi Framework, e in particolare Rainbow. XLIFF è uno dei formati standard per la localizzazione. Può essere aperto con OmegaT o altri strumenti di traduzione assistita. Dopo la fase di traduzione, l’ultimo passo è importare il corso nuovamente in Moodle usando la funzione di ripristino (Restore).

Esportazione

  1. Accedere a Moodle come admin;
  2. Fare clic sul corso che si desidera tradurre;
  3. Andare su Administration > Course administration > Backup;
  4. Seguire la procedura spiegata in: https://docs.moodle.org/34/en/Course_backup;
  5. Selezionare attività, blocchi e tutti gli altri elementi da tradurre e quindi fare clic su Avanti. Non includere nel backup i dati specifici alla cronologia del corso, quali utenti, dati degli utenti, assegnazione del ruolo degli utenti, gruppi, raggruppamenti, file utente, commenti, dettagli completamento utente, log del corso e cronologia dei voti.

Il file esportato avrà l’estensione MBZ. Si tratta di un file compresso che include tutti gli elementi del corso come file XML e tutti gli altri file relativi al corso.

directory2

Creazione del filtro

Per tradurre il contenuto del corso in uno strumento CAT, è necessario prima di tutto identificare gli elementi XML traducibili. Quindi creare un filtro nel programma usato per convertire gli XML in XLIFF, Okapi Rainbow. Per essere precisi, si crea un file di configurazione di un filtro esistente, il cosiddetto XML Filter. Abbiamo creato un filtro che include tutti gli elementi che dovrebbero essere tradotti in un corso qualsiasi. È possibile scaricare questo file di configurazione da qui. Ulteriori informazioni sulla creazione dei filtri sono disponibili all’indirizzo http://okapiframework.org/wiki/index.php?title=XML_Filter. Gli amministratori del corso potrebbero voler aggiungere altri elementi al filtro modificandolo opportunamente.

Conversione da XML a XLIFF

Le istruzioni generiche per convertire un formato di file in un altro con Okapi Rainbow si trovano all’indirizzo http://okapiframework.org/wiki/index.php?title=How_to_Extract_Text_for_Translation. Ci sono alcuni dettagli da considerare:

  • il filtro da usare è quello chiamato «XML Filter», non «XML Stream Filter»;
  • se si usa OmegaT come CAT tool, bisogna scegliere l’opzione «OmegaT Project» nella scheda Package Format, lasciando le opzioni predefinite. L’impostazione «Include post-processing hook» è molto importante, in quanto consente di creare automaticamente il pacchetto di ritorno;
  • se si usa un altro CAT tool, scegliere l’opzione «Generic XLIFF» nella scheda Package Format;
  • se si desidera che Rainbow ignori alcuni file, basta non impostare la Filter Configuration (scegliere <None> come opzione nella finestra di dialogo Input Document Properties). Questi file saranno semplicemente copiati nella cartella di lavoro e quindi in quella finale, ma non verranno né convertiti né elaborati. Ciò è particolarmente utile se nel corso si hanno file multimediali che non possono essere tradotti con questa procedura.

Rainbow

Traduzione

L’output del processo di conversione è un pacchetto di progetto OmegaT o una directory con i file XLIFF. Il primo può essere aperto direttamente con OmegaT, lo strumento di traduzione assistita gratuito e open source. I file XLIFF invece possono essere aperti dalla stragrande maggioranza dei CAT tool. Se si usa OmegaT si ha il vantaggio di poter sfruttare la funzione «post-processing hook»: quando si creano i file di arrivo, essi saranno automaticamente riconvertiti in XML, saltando di fatto il prossimo passaggio. A questo scopo va selezionata l’opzione «Also allow per-project external commands» nelle opzioni (Options > Saving and Output Options).

Options

Conversione da XLIFF a XML

Se non si è usato OmegaT per la traduzione, è necessario riaprire Rainbow e seguire questa procedura: http://okapiframework.org/wiki/index.php?title=How_to_Post-Process_Extracted_Text. L’output di questo passaggio è una cartella contenente gli XML tradotti e tutti i file/cartelle contrassegnati come non traducibili nella fase di conversione iniziale. È ora possibile comprimere l’intera directory da importare in Moodle.

Importazione

Per importare nuovamente il corso in Moodle è necessario utilizzare la funzione Restore (Ripristina), da non confondere con la funzione Importa, che viene invece utilizzata per copiare il contenuto da un corso all’ altro: https://docs.moodle.org/34/en/Course_restore. Assicurarsi di ripristinare il corso come corso nuovo, senza sovrascriverne uno esistente. Si prega di notare che il provider di hosting potrebbe impedire l’importazione di nuovi file di dimensioni superiori al limite impostato per quel server. Se Moodle è stato installato su un hosting condiviso c’è poco da fare al riguardo. Il nostro suggerimento è quello di ridurre la dimensione del file zip eliminando una o più cartelle di file multimediali.

backupRestore2

Revisione finale

Al termine del processo verificare le impostazioni della lingua (vedi https://docs.moodle.org/34/en/Language_settings). Si può obbligare Moodle a usare come lingua dell’interfaccia quella del corso (cioè, se il corso è stato tradotto in spagnolo, si può forzare Moodle a mostrare in spagnolo anche l’interfaccia).

A questo punto, bisognerebbe rivedere l’intero corso, verificando che sia stato tradotto tutto il contenuto. Non possiamo garantire che il filtro di esempio fornito qui sopra rileverà ogni singolo elemento traducibile, quindi è importante realizzare questa revisione finale prima di pubblicare il corso.

Se uno dei passaggi sopra descritti non è del tutto chiaro, si possono aggiungere domande nella sezione Commenti. La consulenza per la traduzione di corsi di formazione sviluppati in Moodle è uno dei servizi offerti da Qabiria: se ne hai bisogno, contattaci.

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