Come tradurre un sito realizzato con WordPress

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Come tradurre un sito realizzato con WordPress

Rilasciato pubblicamente per la prima volta nel 2003, WordPress è una delle piattaforme per la creazione di siti web più diffuse al mondo. Nato come sistema per il blogging, WordPress è diventato un vero e proprio CMS (dall’inglese Content Management System), ovvero un sistema di gestione dei contenuti online con cui realizzare siti (quasi) di ogni tipo.

1 sito su 3 usa WordPress

Gratuito e open source, WordPress consente di sviluppare e distribuire siti web attraverso una comoda interfaccia di amministrazione. Grazie alle decine di migliaia di componenti aggiuntivi e di temi grafici disponibili è possibile creare siti ben diversi da un semplice blog senza dover intervenire a livello di codice sorgente. Si possono creare piattaforme di e-commerce, magazine online, siti-vetrina, siti di servizi e persino applicazioni online piuttosto complesse. Gli oltre 40.000 componenti aggiuntivi, o plugin, servono infatti per estendere le funzionalità del sistema base non presenti nell’installazione nativa, mentre i cosiddetti «temi» (tanto numerosi da essere praticamente impossibili da contare) servono a modificare l’aspetto grafico del sito.

Questa facilità e immediatezza d’uso hanno valso a WordPress un primato: quello di essere il sistema più usato al mondo per creare siti web. Secondo le statistiche di W3Techs, aggiornate al 2018, WordPress viene usato dal 60% dei siti (quanto meno quelli di cui è noto il sistema di gestione dei contenuti impiegato). Rapportando questa cifra al totale dei siti esistenti, significa che il 30% di tutti i siti web usa WordPress, ovvero quasi 1 uno su 3.

Quali lingue parlano gli utenti di Internet?

Per chi deve tradurre un sito sono cifre molto interessanti, soprattutto se affiancate a quelle delle lingue più usate dagli utenti di Internet. Secondo Internet World Stats, le lingue parlate dalla maggioranza degli utenti sono: inglese, cinese, spagnolo, arabo, portoghese, indonesiano/malese, francese, giapponese, russo e tedesco. Complessivamente queste lingue sono parlate dal 77% degli utenti mondiali di Internet. Per avere successo a livello internazionale è dunque sempre più necessario offrire i propri prodotti e servizi nella lingua parlata dal pubblico potenziale.

Chi ha un sito realizzato con WordPress da un lato parte avvantaggiato, perché il sistema è già tradotto in più di 80 lingue diverse. Oltre tutto, le traduzioni dei messaggi di sistema sono offerte dalla comunità e non bisogna pagare alcunché per usufruirne. D’altro canto però, rendere un sito WordPress completamente multilingue non è per nulla intuitivo: sono necessari un certo sforzo di progettazione e buone competenze tecniche per raccordare tutti gli elementi necessari.

Quando si parla di un sito web i messaggi di sistema e l’interfaccia non sono gli unici elementi da tradurre ed adattare, o come si dice, da «localizzare». Un sito è costituito di solito da due macrocategorie di elementi:

  • contenuti;
  • interfaccia.

Per quanto riguarda i contenuti, vanno considerati come tali non soltanto gli articoli, le voci di menu, i testi dei pulsanti, i tag assegnati agli articoli, le meta descrizioni, i testi alternativi delle immagini, ma anche gli eventuali video, i file audio, le animazioni, le scritte contenuti nelle immagini, in generale quindi tutti i contenuti creati dagli utenti o dagli amministratori.

Con il termine interfaccia intendiamo invece tutti i testi «di servizio», quelli che dipendono dal sistema e dal tema usati. Per esempio i messaggi «Hai dimenticato la password?», «Invia», «Login», etc.

Nel caso di WordPress, va considerato che il sistema non è preconfigurato per essere bilingue o multilingue, cioè non offre questa funzionalità direttamente attraverso il menu di amministrazione. Un webmaster deve dunque scegliere caso per caso il metodo migliore per realizzare un sito in più lingue. Ci sono fondamentalmente quattro modi per rendere WordPress multilingue:

  1. creare un sito e renderlo multilingue attraverso un plugin;
  2. creare una rete di siti con WordPress Multisite, una funzionalità insita nella piattaforma che non richiede plugin aggiuntivi;
  3. predisporre installazioni di WordPress separate e indipendenti e collegare il sito originale e le versioni tradotte unicamente attraverso un menu delle lingue;
  4. usare un sistema di translation proxy (vedi l’articolo Tradurre siti web con i translation proxy).

Se si sceglie di usare un plugin bisogna sapere che funzionano seguendo logiche diverse:

  1. si crea un post per ogni lingua e il plugin «collega» fra loro le diverse traduzioni (vedi ad es. WPML o Polylang);
  2. ciascun post contiene il testo tradotto in tutte le lingue e il plugin visualizza un testo o l’altro a seconda della lingua selezionata (vedi ad es. qTranslateX);
  3. il plugin genera una pagina dalla quale tradurre il testo (vedi ad es. Transposh) e salva questa traduzione «internamente»;
  4. il plugin collega fra loro installazioni separate di WordPress in modalità Multisite (vedi ad es. Multisite Language Switcher).

Quest’ultima configurazione è una variante di quella che si può ottenere anche senza alcun plugin, elencata sopra. Per ulteriori informazioni, consigliamo la lettura di The No-Plugin Guide for a Multilingual WordPress Site Using Multisite.

Quale strategia scegliere?

Non esiste una risposta univoca. La strategia migliore di localizzazione dipenderà dagli scopi del sito. Se i contenuti tradotti sono molto diversi da quelli originali, ovvero se il menu del sito in italiano sarà differente da quello nelle altre lingue, perché magari si è deciso di omettere delle sezioni non rilevanti per il pubblico straniero, allora potrebbe essere più conveniente tradurre post per post e pagina per pagina, lasciando senza traduzione quelle che non interessano. Se invece i siti originale e tradotto si equivalgono, usare un sistema di translation proxy potrebbe rivelarsi più comodo. Come vedremo in un articolo successivo, se il sito fa ampio uso di plugin e di shortcode, sarebbe opportuno usare un sistema in grado di estrarre le stringhe traducibili e ignorare quelle non traducibili.

Una volta scelta la strategia, il seguente passo è quello di installare i plugin necessari o di intervenire sull’installazione WordPress esistente. In un prossimo articolo tratteremo più nei dettagli questi passaggi. Per ora, basti sottolineare che il processo non è immediato e che richiede sempre una certa dose di olio di gomito. Non basta fornire l’URL del sito al traduttore per consentirgli di lavorare. È necessario un dialogo costante fra chi ha sviluppato il sito e chi lo deve tradurre. Il traduttore dovrebbe avere accesso al back-end del sistema e a tutte le risorse effettivamente da tradurre. Soltanto in questo modo si può assicurare la buona riuscita del progetto di localizzazione web.

Se hai domande o dubbi su quanto esposto nell’articolo puoi lasciare un messaggio nella sezione Commenti sottostante. La consulenza per la traduzione di siti web sviluppati in WordPress è uno dei servizi offerti da Qabiria: se ne hai bisogno, contattaci.

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