I «maker», gli artigiani digitali che creano il futuro con le loro mani

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I «maker», gli artigiani digitali che creano il futuro con le loro mani

Un movimento rivoluzionario diffuso in tutto il mondo ha come scopo creare e favorire il progresso, trasformando la tecnologia in una risorsa accessibile a chiunque

Il progresso nasce sempre da una buona intuizione. Poi, attraverso il confronto, si scopre che quell’idea potrebbe cambiare il mondo per come lo conosciamo. Così iniziamo a elaborare e sperimentare, fino a che il progetto non prende forma.

I digital maker rappresentano una comunità internazionale di artigiani digitali che, attraverso la collaborazione, esprime la propria creatività. È un gruppo composto da figure professionali molto eterogenee; unisce i semplici appassionati agli specialisti del settore, ovvero chiunque abbia voglia di creare qualcosa di nuovo, tramite la sperimentazione, la scoperta e l’apprendimento continuo. Viene proposto un concetto di innovazione rivoluzionario rispetto a quello adottato dalle industrie; infatti si applica la logica dell’open source alla produzione di beni fisici, dove chiunque può contribuire alla creazione e al miglioramento di un’invenzione.

Cosa si inventano

I maker in genere creano manufatti caratterizzati da normali utensili resi interattivi grazie alla capacità di calcolo di un computer, con l’obiettivo di migliorarci la vita. Grazie alla forza delle loro idee nascono progetti incredibili, come BEEing che ha lo scopo di semplificare il lavoro degli apicoltori professionisti e non, mettendo a loro disposizione dei potenti strumenti digitali in un’ottica di sostenibilità ambientale;

Oppure la Behaviour Labs che introduce la robotica come supporto alla terapia dei deficit cognitivi e dello sviluppo (disturbo ADHD, autismo, deficit dell’apprendimento, paralisi cerebrale);

Un altro progetto interessante è quello di In3 che propone un’incubatrice neonatale accessibile a chiunque ne abbia bisogno, e l’elenco potrebbe continuare.

Le armi del mestiere

Tra i principali strumenti utilizzati dagli artigiani digitali, oltre ai software open source, ci sono sicuramente le schede Raspberry Pi e Arduino, piccoli processori molto semplici, capaci di rendere intelligente e interattivo praticamente qualsiasi oggetto. Per quanto riguarda invece l’elaborazione stessa dei manufatti, spesso si ricorre alle stampanti 3D e alle macchine laser ad alta precisione. Si tratta comunque di strumenti ormai divenuti sempre più accessibili, grazie allo scadere di molti brevetti internazionali e alla diffusione di prodotti open source.

I punti di riferimento

Oltre ad avvalersi di strumenti alla portata di tutti, i maker possono fare riferimento a comunità di pratica tramite cui tenersi aggiornati, scambiarsi risorse e idee, sia sul web che attraverso reti di laboratori dedicati come i Fablab e gli Hackerspace.

Ci sono anche artigiani digitali che lavorano nelle cantine o nei garage, comunque sempre in un contesto in cui si è liberi di sperimentare, sbagliare e riprovare, risolvendo un problema dopo l’altro, fino a che non si ottiene il risultato.

Tra gli altri punti di riferimento fondamentali ricordiamo la rivista del “fai da te digitale” Make, un mensile volto a sottolineare che chiunque si riconosca nella filosofia di questa comunità e abbia voglia di contribuire al progresso tecnologico può entrare a far parte della comunità dei maker.

Ed è proprio nello spirito della condivisione, della scoperta e della collaborazione che sono nate le Maker Faire, le fiere degli artigiani digitali diffuse ormai in tutto il mondo, anche in Italia. Un luogo di ritrovo in cui è possibile partecipare a conferenze, workshop e mettersi alla prova. Un’occasione per toccare con mano idee, prototipi e progetti innovativi che hanno lo scopo di costruire un futuro diverso, magari anche più semplice e divertente.

La traduzione e lo scambio interculturale alla base dell’accessibilità

Il progresso della tecnologia e della scienza nasce sempre dalla condivisione della conoscenza.

Se l’artigianato tradizionale di una volta non superava il perimetro della propria città, oggi i digital maker operano ormai a livello internazionale. Le distanze vengono azzerate dal web e chiunque può diffondere le proprie creazioni ovunque in tempo reale, entrando in contatto ogni giorno con culture diverse. La lingua franca di tutti questi progetti è l’inglese ed è vero che chiunque voglia avvicinarsi al mondo maker dovrebbe averne almeno un’infarinatura. La maggior parte dei tutorial, dei documenti e dei siti è infatti in questa lingua.

Tuttavia, in un settore la cui missione principale è rendere la tecnologia sempre più democratica, è fondamentale pensare anche all’abbattimento delle barriere linguistiche per evitare che si creino delle élite.

Tanti artigiani e tanti specialisti, soprattutto dei paesi meno sviluppati, non parlano altre lingue oltre alla propria. Per rendere veramente accessibili i progetti più interessanti per la società bisognerebbe fare i conti con l’internazionalizzazione, predisponendo fin dall’inizio i materiali accessori al progetto in più lingue, o quanto meno in quelle del target di pubblico identificato.

L’accessibilità passa prima di tutto dalla comunicazione e quindi dalla lingua, ed è per questo che per la diffusione di progetti così importanti è meglio avvalersi di traduttori professionisti. Solo così le nuove idee possono raggiungere davvero ogni angolo del mondo, per seminare idee costruttive, ispirare e migliorare la nostra società.

Se culture e sensibilità diverse riescono a collaborare con successo con lo scopo comune di alimentare il progresso attraverso questo genere di scambi, potremo raggiungere risultati che oggi non riusciamo neanche immaginare.

Quindi, se sei un maker, valuta la possibilità di tradurre il sito o la documentazione del tuo progetto. Non è necessario tradurre ogni singola frase del sito originale. Una semplice pagina-vetrina in più lingue può essere sufficiente a soddisfare la curiosità dei visitatori stranieri. Oppure aggiungi i sottotitoli al video di presentazione.

Se sei traduttore, invece, il suggerimento è quello di esplorare l’ecosistema dei maker, scoprire i progetti a te più affini e offrirti come collaboratore. Questo non significa necessariamente tradurre gratis. Accanto a progetti condotti da volontari ne esistono molti con finalità di lucro o che ricevono sovvenzioni anche per la loro promozione internazionale. È un ottimo modo di aumentare le proprie competenze in una nicchia specifica e di contribuire al miglioramento della società.

We are makers – un documentario

Se ti abbiamo incuriosito e vuoi approfondire ulteriormente l’argomento, qui sotto trovi un breve documentario molto interessante sulla diffusione di questo movimento per scoprire perché, in fondo, tutti noi possiamo essere dei maker.

Fonti e link di approfondimento

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