Che cosa può insegnare Marie Kondo ai traduttori

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Che cosa può insegnare Marie Kondo ai traduttori

In che modo un traduttore può migliorare la propria attività seguendo il magico metodo del riordino della guru Marie Kondo, senza cadere preda di manie di perfezionismo?

Si sa, la perfezione non esiste, tanto meno nell’organizzazione del lavoro, ma grazie agli spunti di riflessione offerti da questa specialista giapponese dell’ordine e a qualche strumento pratico, è possibile tradurre e lavorare meglio.

Cos’è il caos per noi traduttori

Il caos è tutto ciò che annebbia la visuale e rallenta il percorso. Di solito noi traduttori siamo persone dedite alla ricerca, allo studio e all’approfondimento. Dei piccoli Furio con tastiera e dizionari alla mano. Tuttavia, l’essere pignoli non è sempre sinonimo di precisione e organizzazione. Il caos può essere un concetto soggettivo. Difatti spesso quello che per alcuni è disordine, per altri è lo specchio di una mappa mentale costruita nel tempo: scrivanie che sorreggono pile di libri che s’innalzano verso il soffitto, come le monete di Paperon de’ Paperoni, carte, fatture e post-it affastellati sul bordo del monitor possono essere il riflesso confuso di un metodo, magari bislacco, ma presente.

Possiamo anche vivere in una giungla di fogli, foglietti e tazzine di caffè dimenticate o lavorare a un pc con un desktop psichedelico pieno di cartelle nominate apparentemente a caso, purché siamo in grado di districarci e trovare rapidamente quello che ci serve. Il vero problema nasce nel momento in cui non c’è alcuna mappa e si crea il caos oggettivo, quindi non solo materiale, ma interiore, mentale: una selva senza strade né indicazioni, dove non sai come muoverti per raggiungere la meta e speri solo che spunti un Virgilio a salvarti. Ed è qui che la filosofia di Marie Kondo può essere decisamente utile.

Individuare ciò a cui si tiene di più e valorizzarlo

Che lavoriamo nello studio di casa o in un coworking, tutti noi traduttori abbiamo dei punti di riferimento. Ogni volta che iniziamo un progetto, ci rivolgiamo sempre ad alcune risorse fidate. Ad esempio, io ogni volta che inizio una traduzione dall’inglese, vado su Onelook.com, una piattaforma per cercare i termini in tutti i dizionari monolingue presenti online, i dizionari Zanichelli online, tra cui il Ragazzini, il dizionario analogico della lingua italiana, il dizionario delle collocazioni, e tengo a portata di mano l’enciclopedia Treccani online. Se poi nel testo a cui lavoro sono presenti termini slang, consulto il Green’s dictionary of Slang. Sono alcune delle risorse che uso quasi quotidianamente, perché ormai ne ho verificato l’affidabilità. Arricchiscono e velocizzano il mio lavoro. Quindi si trovano tutte nella mia lista dei preferiti, sotto la voce Lavoro > Dizionari e risorse terminologiche.

Un altro aspetto importante è la rete di colleghi a cui facciamo riferimento. Le persone di cui ci circondiamo, anche in campo professionale, dovrebbero ispirarci e spingerci a migliorare. Non è detto che debbano lavorare nel nostro stesso settore, anzi, spesso è meglio avere una panoramica ampia, evitando di ristagnare troppo nello stesso punto. L’importante è che si crei uno scambio virtuoso e sano. Quindi, individuate tutto ciò di cui non riuscite a fare a meno, perché vi arricchisce e magari vi rende più creativi e produttivi. Una volta trovato, selezionatelo e fate in modo di averlo a portata di mano. Se si tratta di una risorsa online, inseritela tra i preferiti perché diventi reperibile, o selezionate le persone di cui volete seguire gli aggiornamenti perché appaiano per primi nel vostro feed.

Individuare ed eliminare ciò che è superfluo o d’intralcio

Questa forse è la fase più difficile del riordino, ma anche la più concreta. Marie Kondo infatti sottolinea che non avremo mai riordinato del tutto se non buttiamo ciò che non serve più. Finché non butteremo tutto ciò che è inutile, saremo vittime dell’effetto boomerang, ovvero ci troveremo di nuovo nel caos poco tempo dopo aver fatto ordine.

La Kondo infatti consiglia di «buttare via tutto ciò che non ci regala più emozioni». Spesso tendiamo ad essere accumulatori seriali di contatti, siti, eventi a cui partecipare e, magari, clienti. La realtà è che di tutto ciò che «collezioniamo», solo una minima parte ci è davvero utile.

Che dire dei clienti che propongono lavori malpagati, con tempistiche scomode o che semplicemente non ci soddisfano più? Per quanto faccia paura dire di no, soprattutto se siamo freelance, rifiutare clienti che non rispecchiano più i professionisti che vogliamo essere è il primo passo per crescere di livello.Un altro esempio, sono gli eventi di networking o i corsi di aggiornamento. L’abbondanza magari è rassicurante, ma forse è meglio fermarsi e riflettere su quanti di questi eventi e corsi ci sono stati davvero utili, quanti corsi online a cui ci siamo iscritti abbiamo terminato con profitto. Meglio riservare tempo, soldi ed energie a tutto ciò che vale davvero la pena.

Risultato finale

Se riusciamo a superare un po’ l’horror vacui, mettendo in pratica questi consigli, dovremmo ottenere una maggiore chiarezza mentale. Dover buttare ciò che ormai non serve più ci obbliga a capire cos’è più importante per noi, per avvicinarci allo stile di vita a cui aspiriamo. Dopo aver creato questo «olimpo personale», avremo finalmente fatto ordine e sapremo meglio di cosa vogliamo essere circondati ogni giorno, avremo meno distrazioni, miglioreremo la nostra produttività e saremo più concentrati sui nostri obiettivi professionali.

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