6 fattori chiave per un corretto posizionamento SEO internazionale

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Introduzione alle migliori pratiche per il posizionamento di un sito web internazionale.

Quando parliamo di traduzione di siti web con i nostri clienti, spesso ci viene chiesto quali sono le migliori pratiche per posizionare un sito web a livello internazionale, ovvero come si può riuscire a ottimizzare i contenuti web per i motori di ricerca di altri paesi.

Le aziende si chiedono soprattutto se sia davvero necessario avere una strategia SEO diversa per ogni lingua del loro sito multilingue.

La questione è piuttosto complessa, ma la risposta breve è semplice: sì, è necessario personalizzare ogni versione tradotta di un sito web per il target di riferimento.

Ecco perché la SEO internazionale implica un grande investimento, sia a livello economico che di tempo.

A scanso di equivoci, definiamo come SEO (dall’inglese «Search Engine Optimization») l’ottimizzazione naturale di un sito web affinché sia facilmente localizzabile dai più importanti motori di ricerca, principalmente Google.

Il concetto di SEO multilingue viene utilizzato per definire le misure adottate per ottimizzare il contenuto visibile e invisibile di un sito, sia esso un blog, un e-commerce o altro, in due o più lingue.

Un altro concetto importante è che tradurre tenendo conto della SEO non significa tradurre letteralmente le parole chiave di una lingua nei loro equivalenti in altre lingue.

Dobbiamo avere una conoscenza approfondita della lingua, della cultura, della storia, dei costumi, delle abitudini, delle tendenze d’acquisto, ecc. del paese in cui vogliamo vendere i nostri prodotti o servizi, al fine di adattare i contenuti nel modo più efficace e senza ledere la sensibilità del pubblico.

Dobbiamo anche andare al di là delle parole, cioè capire cosa sta realmente cercando l’utente e offrire i migliori risultati alla sua ricerca. Questo spesso significa ripensare l’intera esperienza utente. Ancora una volta, quella che all’inizio sembrava una «semplice traduzione» ci costringe a un’analisi molto più approfondita.

Prima di decidere se intraprendere l’attività di SEO internazionale di un sito, blog o e-commerce, dobbiamo considerare due fattori:

  • lingue del nostro target
  • budget a disposizione.

Per quanto riguarda il target, dobbiamo tradurre e adattare nella lingua o nelle lingue parlate dai nostri clienti attuali e potenziali. Se vogliamo esportare in un paese diverso dall’Italia, non è sufficiente tradurre in inglese, supponendo che la popolazione della regione in cui vogliamo esportare parli questa lingua. Anche nei paesi in cui il livello di inglese è elevato, la stragrande maggioranza degli utenti preferisce fare shopping su siti scritti nella propria lingua madre.

Per quanto riguarda il budget, per un’azienda non appartenente al settore del marketing digitale è molto difficile sviluppare le competenze necessarie per definire un’efficace strategia SEO da un giorno all’altro sfruttando le sole risorse interne.

È necessario contare sull’aiuto di professionisti specializzati in SEO internazionale e questo significa un investimento che cresce in base al numero di lingue in cui si vuole tradurre il sito.

Chi ha un budget ridotto, farebbe meglio a concentrare gli sforzi su un unico mercato (1 paese e 1 lingua), piuttosto che cercare di raggiungere con risorse limitate molti mercati.

Esistono inoltre alcuni fattori che devono essere considerati per internazionalizzare correttamente un sito, ottimizzandolo a livello SEO.

1. Scegliere correttamente il dominio

Il primo passo è quello di scegliere dove ubicare la versione tradotta del sito. Ci sono tre opzioni per organizzare e strutturare i contenuti a livello di dominio.

  1. Dominio di primo livello: http://www.dominio.it
    Questo tipo è quello che ispira maggiore fiducia, poiché gli utenti riconoscono questo sito come proprio del loro paese. È la configurazione seguita, ad esempio, dalla marca automobilistica Audi, la quale presenta un dominio di primo livello per ogni paese in cui è presente (audi.it, audi.de, audi.fr, audi.fr, ecc.) Il problema principale di questa strategia è il suo elevato livello di investimento, in quanto non si tratta solo di acquistare un dominio per ogni paese, ma di elaborare una nuova strategia SEO per ciascuno di essi.
  2. Sottodominio: http://it.dominio.com
    Si potrebbe dire che è come un indirizzo web collegato a un dominio principale. In teoria questo tipo di strategia permette di trasferire parte dell’autorità del dominio principale ai diversi sottodomini. L’esempio più chiaro è quello di Wikipedia, che per ogni lingua ha un sottodominio diverso.
  3. Sottocartella: http://www.dominio.com/it
    Rappresenta una cartella o una sezione all’interno del dominio principale. È la scelta più adatta quando abbiamo un budget limitato, benché dal punto di vista degli utenti si perda quel senso di sicurezza e fiducia, poiché i visitatori si accorgeranno di navigare in un sito tradotto da un’altra lingua. È l’opzione più interessante per le imprese locali i cui clienti, sia nazionali che stranieri, si trovano nello stesso paese.

2. Importanza dell’attributo hreflang

Un altro aspetto tecnico che molti sviluppatori web non conoscono o sottovalutano è l’importanza dell’attributo hreflang nel codice HTML delle pagine.

Se non amministriamo correttamente i contenuti multilingue, potremmo correre il rischio che i motori di ricerca interpretino che stiamo offrendo contenuti duplicati.

Per risolvere questo problema è necessario aggiungere nella sezione <head> della pagina un tag link con gli attributi rel="alternate" e hreflang="xx-yy", che indicheranno ai motori di ricerca che uno stesso contenuto esiste per diverse lingue e paesi.

Per vederlo in modo più chiaro mostriamo un esempio della home page di un sito web in tre lingue diverse per tre paesi diversi, Italia, Stati Uniti e Francia:

  • <link rel="alternate" hreflang="it-it" href="http://www.dominio.com/it" />
  • <link rel="alternate" hreflang="en-us" href="http://www.dominio.com/en" />
  • <link rel="alternate" hreflang="fr-fr" href="http://www.dominio.com/fr" />

Sembra un dettaglio di poco conto, ma la sua importanza è fondamentale affinché Google non ci penalizzi.

3. Design adattato a ogni paese e facilità d’uso

Per quanto possa sembrare strano, ci sono ancora marchi che dimenticano l’importanza vitale del design orientato all’utente nello sviluppo dei loro siti.

Ad esempio, un dettaglio spesso trascurato è l’opzione per cambiare lingua: la casella dovrebbe essere visibile e di facile comprensione. Inoltre, non dovrebbe sovrapporsi o togliere importanza ad altri elementi già presenti sulla pagina.

Dobbiamo tener conto delle diverse culture di ciascun paese anche al momento di organizzare i contenuti. Senza entrare in complesse questioni di architettura dell’informazione, che meriterebbero una serie di articoli a parte, basti dire che ci sono differenze nelle preferenze di ciascun paese quando si tratta di organizzare un testo.

Un esempio molto chiaro delle differenze culturali si può apprezzare sul sito di Shopify. La versione per la Spagna ha una home molto semplice, con testi brevi e uno stile un po’ minimalista.

Home page di Shopify Spagna

Al contrario, sulla home page per il Giappone c’è più testo e un’animazione piuttosto invadente. Il motivo è che, a livello culturale, i giapponesi preferiscono il design un po’ sovraccarico: se non vedono una grande quantità di testo percepiscono che non sono presenti sufficienti informazioni e perdono fiducia.

Home page di Shopify Giappone

4. Sostituzione dei testi

Spesso il volume dei contenuti è talmente diverso da una lingua all’altra che influisce sul design delle pagine, perché la lunghezza delle frasi e delle parole può variare, e a volte in modo considerevole.

Non dimentichiamoci nemmeno del fatto che qualcuno dovrà tradurre tutti i contenuti, ed è chiaro che questo qualcuno non è Google Translate.

Di solito affidiamo questo compito a un’agenzia di traduzione, che di solito viene pagata a parola: più lungo è il testo originale, più costerà la traduzione. È il momento dunque di valutare se si può ridurre il contenuto delle versioni tradotte del nostro sito, eliminando tutto quello che non è funzionale al nostro obiettivo.

Ad esempio, se abbiamo un blog esteso, con molte notizie riguardanti fiere ed eventi nazionali già passati, sarebbe consigliabile non includerle nelle versioni per altri paesi, perché non saranno rilevanti né per contenuto né per tempismo.

5. Rinominare le pagine e le immagini

Tutte le pagine dovranno essere identificate, a livello di URL, nella lingua del nostro pubblico.

Questa parte è intimamente legata al primo punto, il dominio: se abbiamo impostato una sottocartella per l’inglese, non possiamo indicare la singola pagina con un nome in italiano. Ad esempio:

  • www.dominio.com/it/NOMEPAGINA.html
  • www.dominio.com/en/PAGENAME.html

E come si intuisce, dobbiamo farlo con tutte le pagine e in tutte le lingue scelte. Inoltre, è importante essere coerenti a livello lessicale per ottenere migliori risultati nella SEO.

Lo stesso vale per le immagini, per contribuire al posizionamento del sito dovranno essere nominate correttamente. Ad esempio:

  • www.dominio.com/it/immagini/nomeimmagine.jpg
  • www.dominio.com/en/images/imagename.jpg

6. Aggiornare il sitemap

Il file sitemap.xml funge da archivio con l’elenco di tutte le pagine che compongono il nostro sito web.

Serve a notificare ai motori di ricerca i nostri contenuti, affinché vengano indicizzati correttamente. Una volta tradotto il sito, sarà necessario includere nella mappa del sito tutte le nuove pagine (in tutte le lingue scelte), oltre ad eventuali video, immagini, ecc. I dettagli tecnici variano a seconda del sistema utilizzato per creare il sito.

Se abbiamo fatto tutto nel modo giusto i motori di ricerca indicizzeranno correttamente il nostro sito.

Una volta seguiti tutti i passi esposti (e alcuni altri che tratteremo in altri articoli) e attivato il sito, con tutte le modifiche, dobbiamo monitorarlo per assicurarci che tutto stia funzionando perfettamente.

A grandi linee, sapremo se l’indicizzazione è corretta in base a come Google si comporta rispetto al nostro contenuto. Lo trova facilmente? Lo classifica nel modo adeguato?

Google stessa fornisce agli utenti molti strumenti, come Google Analytics, con cui analizzare in tempo reale il comportamento del nostro sito.

Conclusioni

Il lavoro di internazionalizzazione di un sito e la relativa SEO sono attività complicate e a lungo termine. Non esistono formule esatte o ricette semplici. Esistono invece variabili aggiuntive che implicano più lavoro da parte del webmaster. E come spesso accade nell’ambito del marketing digitale, non resta che applicare il metodo della «prova ed errore», seguendo un ciclo:

  1. agire secondo le migliori pratiche e le analisi effettuate;
  2. misurare quanto realizzato;
  3. analizzare le misure e i risultati;
  4. ricominciare dal punto 1.

SE HAI BISOGNO DI AIUTO PER TRADURRE E ADATTARE IL TUO SITO, CONTATTACi senza esitazionI 

 

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