Tradurre ebook: ne vale la pena?

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Tradurre ebook: ne vale la pena?

L’editoria elettronica, ovvero il settore degli ebook e del self-publishing, sta rivoluzionando il mercato editoriale così come l’MP3 rivoluzionò anni fa quello musicale. La possibilità offerta a tutti di pubblicare e distribuire opere su molti negozi allo stesso tempo con un investimento contenutissimo (e prescindendo di fatto dalle case editrici) apre possibilità finora riservate a pochi autori di successo (o a chi era in grado di autofinanziarsi la pubblicazione). Com’è ovvio, l’accessibilità di questo tipo di servizi, come Kindle Direct Publishing di Amazon, Smashwords.com e il portale leader in Italia Ultima Books, sta incrementando a dismisura il numero di opere disponibili nelle librerie online. Fra gli autori, chi gode di un certo successo in patria inizia a rivolgersi ai traduttori per valutare la possibilità di tradurre la propria opera in altre lingue. Sembrerebbe l’aprirsi di un enorme mercato per i traduttori. Tuttavia, i costi di traduzione sono sostenibili soltanto per chi vende un altissimo numero di copie. Di fatto, nell’equazione "autore-casa editrice-traduttore", l’autoeditoria elettronica ha reso marginale la casa editrice, ma non ha cambiato radicalmente il presupposto di base per l’esportazione: un successo basato su grandi numeri. In questo articolo cerchiamo di scoprire quale sarebbe il business model più appropriato per proporre un servizio di traduzione agli autori di ebook in self-publishing, naturalmente senza alcuna pretesa di completezza e basandoci esclusivamente sulla nostra esperienza personale e sulle nostre ricerche, il tutto come spunto di riflessione e di discussione.

Per cominciare, definiamo come business model il modo in cui un’organizzazione o un progetto crea e trasmette valore. Analizziamo dunque quali sono i valori, o i vantaggi, correlati a un servizio di traduzione per autori di ebook autoprodotti.

Vantaggi per gli autori

Un autore di ebook percepisce come valore i seguenti elementi:

  • distribuire il proprio testo su mercati di lingua diversa da quella originale;
  • accedere a una comunità di traduttori disposti a tradurre ebook in cambio di una percentuale delle royalties (quindi poter tradurre il proprio libro anche senza investimento iniziale);
  • suddividere il testo fra più traduttori per minimizzare i tempi di traduzione.

Vantaggi per i traduttori

I traduttori, professionisti o dilettanti, percepiscono come valore un sistema che permette loro di:

  • essere retribuiti in modo giusto per il lavoro di traduzione svolto;
  • incassare royalties lungo un lasso di tempo variabile, che - complessivamente - potrebbero risultare superiori alla sola retribuzione del lavoro di traduzione;
  • legare il proprio nome a un libro o a un autore di successo.

Traduzione sostenibile solo per i testi più venduti

Mentre per un autore l’autoeditoria digitale rappresenta una vera e propria rivoluzione in termini di abbattimento dei costi, tradurre testi cartacei o ebook per un traduttore è esattamente la stessa cosa, sia in termini di tempo che di costi. Si può presupporre che la facilità intrinseca nell’autopubblicazione aumenterà la diffusione dei testi da tradurre, incrementando quindi anche la richiesta di traduttori. Tuttavia il costo, per certi versi proibitivo, della traduzione realizzata da persone (non necessariamente professionisti), rende il servizio alla portata soltanto di coloro i cui libri hanno grande successo. Infatti, anche a tariffe ben inferiori a quelle di mercato, il costo di tradurre un ebook di circa 100 pagine (considerando due fasi, una di traduzione e una di correzione) difficilmente scende sotto i 1000 euro. Per testi di una lunghezza medio-lunga si superano tranquillamente i 5000 euro.

Per arrivare a queste stime abbiamo approntato uno strumento di calcolo, offerto così com’è e in versione del tutto sperimentale. Serve a stimare la convenienza dei vari scenari di collaborazione. L’URL diretto è questo: https://creator.zoho.com/qabiria/ebook-translation-cost-revenues-calculator/

La prima considerazione è dunque questa: al di sotto di un considerevole numero di copie vendute o di ottime prospettive di vendita del testo tradotto, il costo della traduzione è insostenibile. D’altro canto, scegliere di tradurre un ebook di grande diffusione, condividendone le royalties, può portare un traduttore a guadagnare cifre di un’ordine di grandezza superiore a quelle della semplice retribuzione per parola tradotta. Ciò significa anche che la traduzione di ebook di scarsa diffusione difficilmente può essere eseguita da traduttori professionisti, poiché gli introiti generati dalle royalties non sarebbero sufficienti a coprirne il costo (se si ipotizza un modello basato solo sulle royalties). Questi testi potrebbero essere comunque alla portata di traduttori non professionisti, studenti o dopolavoristi, per i quali degli introiti non in linea con quelli di mercato potrebbero lo stesso risultare appetibili. Non è questa la sede per aprire una discussione sulla qualità delle traduzioni svolte da dilettanti. La questione è, ancora una volta, semplicemente legata ai numeri: vista la facilità con cui si può (auto)pubblicare un ebook, è logico pensare che l’offerta di testi da tradurre sia immensamente più vasta dei traduttori professionisti disponibili, aprendo il campo anche ai dilettanti.

Anche alla luce di questo, qualsiasi modello di business deve catturare l’attenzione dei traduttori professionisti, offrendo loro un vantaggio reale, al di là di un semplice "lavoro in più". Un guadagno protratto nel tempo, a fronte di un lavoro svolto una tantum, potrebbe essere questo vantaggio aggiuntivo. 

Ipotesi di business model

Arrivare a una quadratura del cerchio, ovvero a uno scenario in cui:

  1. gli autori possono far tradurre i propri libri a prezzi “fuori mercato”, pur mantenendo una qualità pubblicabile;
  2. i traduttori percepiscono una retribuzione giusta per il loro lavoro;
  3. la piattaforma di distribuzione guadagna le commissioni abituali;

ci sembra francamente irraggiungibile. È facile arrivare a questa conclusione dopo aver giochicchiato un po’ con lo strumento di calcolo offerto in basso. Un’opzione potrebbe essere quella di suddividere il lavoro di traduzione fra più traduttori (almeno più di cinque per i libri di media lunghezza), sfruttando il cosiddetto crowdsourcing. Tuttavia quest’opzione ha alcuni svantaggi difficilmente superabili.

Limiti del crowdsourcing per la traduzione di ebook

Esistono almeno 4 problemi intrinseci al crowdsourcing:

  1. come suddividere il testo da tradurre;
  2. frammentazione dei guadagni;
  3. garanzie di completezza;
  4. allestimento e manutenzione del sistema.

1. Storicamente il crowdsourcing è stato utilizzato per la localizzazione di software open source (basti pensare alla traduzione dell’interfaccia di Firefox o di moltissimi altri programmi). In questi casi è piuttosto semplice spezzettare il testo originale, poiché esso è costituito principalmente da stringhe separate, spesso con una propria autonomia. Eppure, anche in questi casi si notano spesso problemi di incongruenza terminologica e sintattica (ovvero, la stessa parola o la stessa frase originale viene tradotta in modi diversi). Suddividere un saggio o un romanzo porterebbe a problemi di incongruenza ancor maggiori. Anche nel caso in cui ci fosse una fase di attenta revisione, questa potrebbe trasformarsi in una vera e propria riscrittura.

2. Se il testo da tradurre viene condiviso fra più traduttori, se ne dovranno condividere anche le relative royalties, con un’estrema frammentazione dei guadagni che renderebbe percorribile questa strada solo per i libri di grandissimo successo.

3. Un ulteriore problema è la garanzia di completezza: come ci si tutela dagli abbandoni? Chi garantisce che tutti i traduttori coinvolti finiscano la loro parte entro i tempi prestabiliti? Vero è che alcuni best-seller sono stati tradotti dalla comunità dei lettori prima ancora che ne uscisse la traduzione ufficiale (si pensi ai libri di Harry Potter), ma in questi casi la comunità conosce a fondo l’universo in cui si svolge la storia ed è quindi molto meno propensa a commettere errori di incongruenza ed è assai motivata, per via della passione alla base dell’operazione. E stiamo parlando di progetti con un pubblico planetario, dove i grandi numeri rendono di fatto possibile qualsiasi approccio collaborativo.

4. Gli ultimi due punti renderebbero necessario l’intervento di moderatori, mentre, nell’idea di chi scrive, qualuque sistema di supporto per la collaborazione fra autori e traduttori dovrebbe essere (quasi) del tutto automatico.

Un portale di scommesse?

Se è vero quanto abbiamo detto, cioè che la traduzione e l’espansione sui mercati stranieri è riservata solo a chi vende(rà) molto, in definitiva, al di sotto delle novità tecniche, non c’è molto di nuovo sotto il sole. Se prima erano le case editrici che sceglievano gli autori stranieri da lanciare in base al loro fiuto e alle vendite ottenute nei paesi di origine, nel mercato degli ebook è il singolo traduttore a rivestire il ruolo di talent scout, magari agevolato da apposite piattaforme messe a disposizione dai distributori, cioè sfruttando l’intelligenza collettiva. I limiti e le incognite di questo modello sono certamente molti. I modi in cui può concretizzarsi questo approccio sono molteplici. Oltre al contatto diretto fra singoli autori e traduttori noi auspichiamo la nascita di punti d’incontro online, magari annessi ai portali di distribuzione esistenti.

Finora abbiamo fatto i conti senza l’oste, cioè i distributori, solitamente proprietari della tecnologia che permette di allestire le librerie online o di distribuire i libri nelle librerie già esistenti. I distributori guadagnano una percentuale in base alle vendite, e quindi hanno tutto l’interesse ad ampliare il più possibile il numero di libri presenti nelle loro piattaforme. L’opzione che ci pare più sostenibile è dunque quella di una sezione aggiuntiva inserita all’interno dei portali di distribuzione; una sezione completamente autogestita in cui i traduttori "scommettono" sui libri che a parer loro (e del sistema) hanno le maggiori chance di successo e per questo motivo sono disposti a farsi pagare in royalties, anziché chiedere un compenso basato sulle parole tradotte. Si potrebbe considerare anche un modello "misto", in cui il traduttore percepisce un anticipo e successivamente le royalties pattuite. In questo scenario, il distributore non si accolla alcun rischio, ma persegue l’unico obiettivo di aumentare il proprio catalogo offrendo il servizio di traduzione come valore aggiunto per i propri utenti, senza scartare ovviamente la vendita diretta di servizi aggiuntivi (come il controllo e la correzione dei testi tradotti). Il portale dovrebbe strutturarsi come una comunità di autori e traduttori in cui i traduttori cercano di accaparrarsi i libri più venduti per avere le migliori probabilità di incassare royalties più cospicue, mentre gli autori spingono i loro libri affinché vengano scelti dai traduttori più “bravi” (quelli meglio valutati dagli autori che hanno già goduto dei loro servizi).

Da qui in poi il discorso si complica: si dovrebbero delineare la struttura e le caratteristiche di tali portali e - soprattutto - fare due conti per capire la redditività di operazioni simili. È un esercizio che prima o poi faremo, magari anche in base ai commenti e alle opinioni ricevute.

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